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06-04-2011

Turismo e Ambiente

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Turismo e Ambiente © WWF-Spain/Guido Schmidt
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L'UNEP (il programma ambiente della Nazioni Unite) ha calcolato che il consumo medio di acqua per turista al giorno è di 300-500 litri, compresa l'acqua utilizzata per  cucinare, per riempire le piscine degli hotel e per irrigarne i giardini.

In Tailandia 3.000 metri cubi di acqua vengono utilizzati quotidianamente per irrigare un campo da golf. Nelle zone aride o semiaride, l'utilizzo di acqua per attività correlate al turismo impoverisce le riserve idriche di queste aree

A Goa (India), ad esempio, l'acqua degli hotel ha ridotto notevolmente la disponibilità per le popolazioni locali. Nella riserva Shaba del Kenia l'acqua già scarseggiante della sorgente, utilizzata un tempo dai pastori del luogop Samburu per abbeverare le greggi, è stata deviata per riempire la piscina dell'hotel Sarova Shaba.

In Nepal e in altri paesi che basano le proprie risorse energetiche sui combustibili vegetali, si è assistito a un vero e proprio disboscamento per fornire energia ai lodge turistici , oltre che  per utilizzare legname per la costruzione di infrastrutture turistiche. In Kenya lo sviluppo turistico sul mare  ha provocato la scomparsa di foreste costiere uniche e sacre. Inoltre il taglio di alberi pregiati, quali l'ebano africano, per ricavarne souvenir per turisti, ha causato la scomparsa di questi alberi dalla fascia costiera.

L'inquinamento dovuto agli scarichi delle infrastrutture turistiche a Pattaya e Hua Hin limita la crescita dei molluschi nel Golfo di Tailandia. Nei Caraibi il 50%  degli impianti di trattamento delle acque sporche appartengono agli  hotel e ad  altre infrastrutture turistiche: i tre quarti di questi impianti non rispettano però i minimi parametri di legge. In Indonesia l'inquinamento ha danneggiato la barriera corallina di Bali, fatto questo che ha portato all'erosione di alcune spiagge. Cento milioni di vacanzieri ogni anno frequentano le coste del Mediterraneo, non adeguatamente protette da impianti di depurazione e smaltimento delle acque, con problemi non indifferenti al Mare Nostrum.

Le barriere coralline, autentica attrazione per milioni di persone,  sono danneggiate in molte aree  del mondo dallo sviluppo turistico.Barriera_distrutta Nel Mar Rosso, ad esempio, la costruzione di alberghi lungo la costa di Hurghada e la conseguente sedimentazione dei detriti sui coralli  ha causato danni ingenti. Circa il 19% delle barriere egiziane sono attualmente danneggiate, una cifra che potrebbe raggiungere il 30% nel 2.000.

L'inquinamento dovuto agli scarichi delle infrastrutture turistiche a Pattaya e Hua Hin limita la crescita dei molluschi nel Golfo di Tailandia. Nei Caraibi il 50%  degli impianti di trattamento delle acque sporche appartengono agli  hotel e ad  altre infrastrutture turistiche: i tre quarti di questi impianti non rispettano però i minimi parametri di legge. In Indonesia l'inquinamento ha danneggiato la barriera corallina di Bali, fatto questo che ha portato all'erosione di alcune spiagge. Cento milioni di vacanzieri ogni anno frequentano le coste del Mediterraneo, non adeguatamente protette da impianti di depurazione e smaltimento delle acque, con problemi non indifferenti al Mare Nostrum.

Anche l'ecoturismo in alcuni casi contribuisce a creare problemi all'ambiente. In Nepal i torrenti e i sentieri di montagna vengono inquinati da rifiuti lasciati dagli escursionisti. In California i millenari alberi del Sequoia National Park sono minacciati dall'inquinamento delle automobili dei visitatori: nel Joshua Tree National Park  gli scalatori on la loro attività  sulle pareti hanno creato erosioni, devastando così la scarsa vegetazione. In vari parchi americani ed europei la pratica del mountain bike sta rovinando i sentieri.

Nel Parco Nazionale dell'isola di Phi Phi (Tailandia) , una scogliera calcarea è stata distrutta con la dinamite per costruire un hotel.

L'inquinamento atmosferico provocato dagli scarichi aerei, delle automobili, sta influenzando la qualità dell'aria di molte località turistiche, comprese alcune destinazioni nelle Alpi.

campo_da_golfI campi da golf nelle località di vacanza hanno provocato degli impatti non indifferenti. Nell'isola di Lantau (Hong Kong), ad esempio, migliaia di metri cubi di terreno sono stati rimossi  dalla cima alle vallate per costruire il Discovery Bay Golf Club. Problemi con i campi da golf sono stati segnalati ai Caraibi, in Tainlandia per l'utilizzo di fertilizzanti e antiparassitari necessari a mantenere i prati in ottime condizioni. Una vera assurdità è la costruzione di campi in zone aride/desertiche come a Djerba (Tunisia) e Sharm El Sheick (Egitto) con lo spreco di milioni di litri di acqua o di energia nel caso l'acqua utilizzata sia desalinizzata.

Questi sono soltanto alcuni esempi di come il turismo, quando non viene adeguatamente gestito, può provocare impatti all'ambiente. Una delle sfide ambientali del 2.000, sottolineano oramai molti organismi come l'Unione Europea, l'Organizzazione Mondiale per il Turismo e l'Onu con il suo programma ambiente, è trovare il modo grazie a cui sia possibile conciliare la nostra esigenza di vacanze con il rispetto della natura, utilizzandone razionalmente e in modo parsimonioso le sue risorse.  Una  sfida  che vede e vedrà sempre più coinvolti  amministrazioni pubbliche e gli operatori dell' industria turistica.

 

 

WWF Turismo

Istituito nel 2001, l'Ufficio Turismo incorpora le due "anime" che sino allora rappresentavano le attività del WWF in questo settore: quella più istituzionale, che dagli inizi degli anni '90 promuove il concetto della responsabilità e sostenibilità del turismo e quella che dagli anni '70 organizza, promuove e realizza vacanze, per sensibilizzare e educare alla natura e all'ambiente bambini, ragazzi, famiglie e adulti.

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