“Il problema di fondo - racconta Maurizio Davolio, presidente di AITR (Associazione Italiana Turismo Responsabile, la più grande rete europea di organizzazioni che si occupano di problemi del turismo) - è che in queste nazioni, il turismo porta e propone come riferimento dei modelli di sviluppo occidentali, consumistici, in società segnate dalla povertà, che non sono sensibilizzate, educate e abituate a sopportare questo tipo di proposte culturali nuovi.
Ne consegue in molti casi uno sconvolgimento delle culture e dei modelli di vita locali complici anche i governi locali”. “Nel Sud del mondo, continua Davolio, l’industria turistica si insedia nei paesi in cui può ottenere le condizioni più favorevoli per una sua crescita dove, ad esempio, il governo locale delega ai tour operator e alle catene alberghiere il piano di sviluppo turistico, la salvaguardia dell’ambiente, i rapporti sociali, la pubblica sicurezza. Le scarse risorse a disposizione dello stato vengono quindi dirottate per costruire infrastrutture turistiche e gli unici servizi sono di prevalente privilegio della industria turistica, come i trasporti o la sanità”.
In molti casi poi i paesi ospitanti non godono le ricadute economiche generate dal turismo: solo una minima parte del costo di una vacanza concorre infatti ad arricchire l’economia locale. In alcuni paesi del sud del mondo l’industria turistica destina i lavori più umili alle popolazioni locali, lasciando agli occidentali i compiti più appaganti come il coordinamento e la gestione delle attività turistiche. Il turismo inoltre provoca l’aumento della microcriminalità o della prostituzione anche infantile (Santo Domingo, Caraibi, Tailandia, Kenya, Giamaica, Senegal, Gambia). Vi è un numero crescente di pedofili dei paesi occidentali arrestati e/o condannati nei paesi in via di sviluppo o nei loro paesi di provenienza, grazie al principio dell’extraterritorialità che consente di condannare con la reclusione e il pagamento di multe salatissime i reati inerenti la prostituzione o la pornografia minorile, anche se sono commessi all’estero.
In alcuni casi si assiste alla mercificazione della cultura. A Bali, ad esempio, vengono organizzati a fini di spettacolo dei finti matrimoni e funerali svuotando, così di significato, di fronte alle comunità locali, questi importanti momenti sociali. Un altro fattore destabilizzante le comunità locali sono le proposte di etno-turismo tipo alla scoperta degli ultimi primitivi. Un modo estremamente insidioso di porsi nei confronti di culture che per migliaia di anni hanno vissuto in sintonia con l’ambiente circostante. Un viaggio può diventare un grimaldello per aprire la strada allo sconvolgimento della cultura locale come è già accaduto per i Masai e i Turkana del Kenya, che possono agire da "comparse" dell’industria turistica.





