Una magia che ha come regista il silenzio, una assenza di suoni a cui non siamo più abituati, rotto unicamente dal nostro respiro, dai nostri passi, dalle nostre parole o di quelle dei nostri compagni e dalla sporadica caduta di neve dai rami degli alberi. L’aria fredda accende le idee e la bellezza dell’ambiente e del paesaggio è l’ingrediente giusto per il fluire di pensieri positivi, un viatico necessario per riprendere il giusto rapporto con i ritmi lenti della natura, spesso scordati. I moderni tessuti hi-tech, alla portata oramai di qualsiasi tasca, tengono lontano i morsi del gelo, facendoci godere a mille tutto ciò che ci circonda.
Le ciaspole stanno da alcuni anni vivendo la loro seconda giovinezza. Per centinaia di anni fedeli compagne delle genti di montagna, dimenticate poi nelle soffitte o gettate via e soppianta da una mobilità meno faticosa e più veloce, sono state riscoperte da appassionati e promosse dagli uffici turistici delle vallate alpine, a chi non vuole fare una vacanza invernale sotto il segno dello skipass.
“Le ciaspole - racconta Alessandra Masino, guida del Parco del Gran Paradiso - erano gli unici mezzi per impedire ai bambini di non affondare nella neve mentre andavano a scuola”. Alessandra lavora a Noasca, dove si trova il primo Centro di Educazione Ambientale realizzato dal Parco. Con lei è possibile fare un divertente confronto per come veniva vissuto l’inverno e le sue principali festività nelle valli del Parco sino a qualche decenno fa, utile in particolare per i ragazzi computer/tele/cellulare-dipendenti, avezzi ad avere tutto in breve tempo.
“Le vacanze di Natale erano ridotte all’osso e si stava a casa unicamente dal 23 al 27 dicembre. L'orario e i giorni di lezione delle scuole di montagna erano stabiliti infatti in funzione delle esigenze delle famiglie che, occupandosi di allevamento, salivano in quota con le mandrie a maggio e scendevano entro ottobre. La scuola quindi iniziava il 10 ottobre e terminava intorno al 5 maggio, con lezioni al mattino e al pomeriggio. Per questo le vacanze erano poche e molto concentrate.”
Il livello di spopolamento delle Alpi e di queste zone ha, come unità di misura, proprio la scuola. A Noasca c’erano ben tre scuole, oggi neanche una. Ogni scuola aveva circa un centinaio di iscritti e al Comune costava ben 2000 lire all'anno (una piccola fortuna per quelle zone) per mantenere le tre sedi funzionanti. “Anche se oggi può sembrarci strano la legna per scaldare le aule era molto poca, e gli alunni ogni giorno portavano un pezzo di legna ciascuno”.
Proprio alla legna è legata un antico mestiere tradizionale, lo spazzacamino, che aveva proprio a Noasca e nella Valle Orco, la sua culla. “Nel Piemonte settentrionale e in Svizzera - racconta Alessandra - questa attività iniziò già dal XVI-XVII secolo, mentre in Valle Orco non comparve prima del 1800, quando alcuni abitanti iniziarono a effettuare una migrazione stagionale verso le pianure e le grandi città per lavorare nei mesi del tardo autunno e dell'inverno come spazzacamini. Quindi dopo il lavoro estivo in alpeggio, fino a metà settembre, si raccoglievano le patate e poi si partiva!”.
“I Burna, così si chiamavano gli spazzacamini in Valle Orco, partivano da Noasca e Locana e si recavano in Francia attraverso i vicini valichi di frontiera oppure giravano il Piemonte, da Torino a Cuneo, al Vercellese, spingendosi fino ai centri del Milanese, della Lomellina, in Liguria e in Toscana. Talvolta gli spazzacamini tornavano a casa con effigi della Madonna di Loreto, cui erano devoti poiché era nera come loro. Gli spazzacamini provenivano dalle zone più povere poiché non occorrevano materiali per praticarlo, nè attrezzature particolari. In alcune zone della valle Orco, tra la seconda metà dell'ottocento e fino agli anni 20-30 del novecento, a volte le famiglie “affittavano” i bambini di 6-7-10 anni per fare gli spazzacamini, anche solo per non doverli mantenere. Alla fine dell'ottocento il prezzo del “noleggio” variava da 2 a 4 lire per stagione”.
I bambini erano ideali per fare questo lavoro. Agili e smilzi partivano dal focolare e puntandosi sulla schiene risalivano progressivamente il camino, grattando le sue pareti. Racconta Alessandra: “In molte città nacquero così le "Opere Pie", dove si recavano alla domenica gli spazzacamini per ascoltare la messa, fare il bagno, mangiare qualcosa, oppure per frequentare la scuola e talvolta acquistare le biciclette, fondamentali per il loro lavoro. Dalle valli del parco non sono migrati solo spazzacamini, ma anche calderai, venditori di semi, segantini, scalpellini, arrotini, merciai, stagnino e vetrai. Molti di loro hanno scelto di non ritornare più nelle valli e si sono stabiliti lontano dalle loro montagne, anche all'estero”.
Ad ognuno la sua tana, per passare l'inverno... dormendo!
L’uomo è probabilmente l’unico animale che in montagna ha, nel corso del tempo, cambiato le sue abitudni e le sue attività. Per gli altri organismi viventi le stagioni segnano inevitabilmente i vari passaggi delle loro esistenza.
L’inverno nel Parco del Gran Paradiso viene passato in vario modo. C’è chi, come diverse specie di uccelli, non sa in pratica cosa siano i rigori di questa stagione. A tempo debito, abbandonano infatti l’area protetta in cerca di lidi migliori dove svernare. Diverse specie di insetti muoiono prima dei grandi freddi, lasciando però in eredità le loro uova, nascoste in un luogo sicuro, che si schiuderanno con l’arrivo della bella stagione.
Gli animali insettivori, come i piccoli rettili, i pipistrelli e i ricci, vanno in letargo in quanto si troverebbero a corto di cibo. Nei ricci, considerati tra i più grossi dormiglioni del pianeta (possono passare anche 9 mesi in letargo) durante il letargo diminuiscono le dimensioni degli organi riproduttivi, della tiroide, della porzione anteriore dell' ipofisi e parte dei surreni.
Per le marmotte il letargo è un momento da condividere con tutti i membri del gruppo familiare. E' un sonno sincronizzato in cui più animali vivono nella stessa tana; una «termoregolazione sociale» che consente a questi roditori di consumare quantità ridotte di energia e aumentare così le loro possibilità di sopravvivenza. Il loro battito cardiaco può passare da 90 pulsazioni al minuto a circa 20. La respirazione rallenta, il corpo si raffredda e, per sopravvivere, questi roditori consumano il grasso accumulato durante l’estate.
I rifugi in cui passare l' inverno possono variare moltissimo: in parecchi casi, per alcuni mammiferi, sono tane scavate nel terreno a una profondità media di un metro. Possono andare benissimo anche sottotetti, cavità di alberi, anfratti e caverne, luoghi dove comunque l' animale si sente sicuro. Una stessa tana può essere occupata da animali diversi come serpenti, lucertole o rospi.
Un animale che è poco attivo d’inverno ma non va in letargo è lo scoiattolo. Si costruisce un nido sugli alberi e ogni giorno si fa una passeggiatina per andare a fare visita alle sue dispense, che solo lui sa dove sono e in cui ha immagazzinato le scorte nel corso dell’estate.
Gli ungulati come stambecchi e camosci, lasciano i loro pascoli in alta quota e vanno verso il basso, alla ricerca di cibo più facile da trovare. Nel Gran Paradiso è facile incontrarli, in particolare gli stambecchi, durante l’inverno.
La neve non lascia scampo. Chi passa lascia inevitabilmente il segno e sta poi a noi doverli interpretare. E’ una attività divertente da fare nel Parco e una buona guida nello zaino ci può essere d’aiuto. In alternaitva un bello scatto fotografico o un disegno e poi al rientro, qualche esperto o qualche manuale ci daranno una mano.
Roberto Furlani
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Il viaggio e info utili
Campo Avventura dal 2 al 7 gennaio per ragazzi dagli 11 ai 14 anni
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Il filmato del Parco Nazionale Gran Paradiso
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Il trailer di “Voyage au bout de l'hiver'' (Viaggio alla fine dell’inverno) vincitore l’edizione 2011 dello Stambecco D'oro, il film festival internazionale dedicato ai film naturalistici. I due registi Anne ed Erik Lapied hanno sperimentato l'inverno piu' profondo vivendo in un villaggio del Gran Paradiso, sprofondati nella neve, assieme ai pochi abitanti che sono scesi a valle.
Approfondimenti
"Natura" vuol dire anche mangiare in modo sano
La sola Natura, per quanto bella, a volte può non saziare. Natura e territorio rappresentano un binomio vincente, così come territorio e produzioni locali. Ovvio quindi finire la giornata in bellezza. Al Parco le specialità non mancano certo, molte delle quali ruotano attorno al latte e a tutte le sue varianti, prima tra tutte la fontina. Ecco allora la fonduta alla piemontese con fontina, uova e pomodoro o alla valdostana (fontina, tuorli d’uovo e latte), gli gnocchi alla valdostana (fontina, patate, burro, farina e uova) polenta alla valdostana (polenta, burro fuso e fontina) risotto alla valdostana (riso, burro, fontina , pomodori, cipolla e vino) e le costolette alla valdostana. Da non perdere il salam patata, prodotto notissimo nel Canavese, nato per ottimizzare i resti del maiale come la pancetta, il guanciale e gli avanzi di carne magra macinati e impastati con patate bollite e la più famosa e diffusa mocetta, una sorta di bresaola fatta con carne bovina o caprina e spezie varie.
Tra i vini del Canavese l’Erbaluce di Caluso, il primo bianco ad avere ottenuto la DOC e il Caema, il cui discipinare prevede un invecchiamento di almeno tre anni.
L’inverno in Paradiso è anche ghiotto!
Cosa fa il WWF nelle Alpi
Le organizzazioni WWF di Italia, Germania, Austria, Svizzera, Francia lavorano da tempo in modo coordinato per la salvaguardia di questo importante patrimonio naturale in una visione transnazionale, portando avanti un programma comune di conservazione ecoregionale alpino nell'area definita dalla Convenzione delle Alpi.
In particolare, il WWF European Alpine Programme ha redatto una visione, ovvero di uno scenario desiderabile, per la biodiversità dell'ecoregione. Tutti gli sforzi sono quindi indirizzati al raggiungimento di questo scenario desiderabile.
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Alpi e Biodiversità
Le Alpi sono una delle ultime regioni naturali rimaste nell'Europa centrale e ospitano 30.000 specie animali e 13.000 specie vegetali che documentano la grande diversità biologica presente. Le specie animali presenti sulle Alpi: 20.000 invertebrati, 200 uccelli nidificanti, 80 mammiferi, 80 pesci, 21 anfibi, 15 rettili. Le specie vegetali: oltre 5.000 funghi, 4.500 piante vascolari ovvero il 39% della flora europea, 2.500 licheni, 800 muschi, 300 epatiche.




