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14-11-2011

Madagascar

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Madagascar © Viviana Sorrentino
Letto 2054 volte - Pubblicato in I grandi Viaggi della Biodiversità

L’isola del tesoro è il Madagascar. Tra il 1999 e il 2010, dati alla mano, il WWF ha calcolato che in questo Paese gli scienziati hanno scoperto oltre 615 specie, tra cui 41 mammiferi, 385 piante, 42 invertebrati, 17 pesci, 69 anfibi, 61 rettili.

Pesa solo 30 grammi ha il pelo bruno-rossastro e ricorda molto uno dei personaggi del cartoon Madagascar. Non è solo il più piccolo dei lemuri, ma anche il più minuscoli primati del Pianeta. Si chiama microcebo di Madame Berthe (dal nome di Berthe Rakotosamimanana, una biologa malgascia) ed  è stata una delle scoperte più eccitanti del 2000. Si sitima che esistano circa 8000 esemplari viventi.

Nel 2007 una famiglia di francesi,  in escursione in una zona remota nel nord ovest dell’isola, si è imbattuta in una palma decisamente particolare, mai descritta prima . E’ incredibile come, la Palma di Tahina (così come è  stata poi battezzata),  sia passata inosservata in tutti questi anni,  considerato l’enorme ventaglio di foglie che la caratterizza. Nel corso della sua esistenza, a un certo punto,  si forma una  incredibile infiorescenza gigante al centro della corona.  Fruttifica, dopodichè la palma  collassa e muore. E’ stata chiamata scientificamente  Tahina spectabilis. Il  nome del genere a cui è stata assegnata,   deriva dal termime malgascio “da proteggere/benedetta” che accompagna il nome di Anne Metz, la figlia dello scopritore, mentre spectabilis significa spettacolare in latino.

madagascar4"Questi dati, raccolti e pubblicati da noi  in un report, dice Nanie Ratsifandrihamanana, direttore della Conservazione del WWF del Madagascar, dimostrano - ancora una volta - come la nostra isola ospiti un patrimonio unico e insostituibile di diversi ecosistemi,  che custodiscono un autentico tesoro di specie uniche al mondo. Ogni anno ne vengono scoperte di nuove. Anche se appena trovate, però, molte delle specie, come il lemure di Madame Berthe, sono purtroppo già in via di estinzione,  a causa della rapida progressione del degrado ambientale, spinta soprattutto dalla deforestazione”. E’ per questo motivo che il WWF considera il Madagascar una delle aree più importanti del Pianeta dal punto di vista della biodiversità. Qui si concentrano gli sforzi e i contributi di alcune sue organizzazioni nazionali.

L'isola delle meraviglie

Il Madagascar è un posto unico sulla Terra. Con i suoi 587,000 kmq di superficie,  è per dimensioni la quarta isola al mondo,  con una superficie praticamente doppia rispetto all’Italia. Separatasi dal continente africano  circa  160 milioni di anni fa, questa isola, nel corso del tempo, ha sviluppato i suoi ecosistemi, la sua flora e la sua fauna in modo “indipendente” dal resto del Continente Nero. Le differenze climatiche e orografiche hanno contribuito a modellare gli ambienti e le specie. Il centro dell’isola è caratterizzato da un grande altipiano, le correnti umide provenienti dall’Oceano Indiano influenzano la parte orientale, ricoperta da foreste pluviali. Un clima arido caratterizza invece le aree a ridosso della costa sud occidentale che si affacciano sul Canale di Mozambico. Qui prospera una vegetazione composta prevalentemente da foresta spinosa e alberi di baobab, presenti sull’isola con ben sette specie, mentre sul continente africano ne vive solo una. Circa il 92 per cento dei rettili del Madagascar, il 90 per cento per cento della sua vegetazione (complessivamente 14.000 specie, in Italia circa 6.700) e il 98 per cento dei suoi mammiferi terrestri, tra cui oltre 70 specie di lemuri, sono endemici, esistono cioè in nessun altro luogo sulla Terra. La barriera corallina di Toliara, al largo della costa sud occidentale del Paese, è la terza del Pianeta per dimensione. Una recente analisi ha dimostrato come le barriere del Madagascar sono più ricche in specie di quelle del Mar Rosso e dei reef che si estendono lungo la costa orientale africana.
Una ricchezza che viene però erosa quotidianamente. Analisi di immagini riprese dai satelliti dimostrano come la superficie forestale, dagli anni 50 del secolo scorso al 2000,  è diminuita del 40%. Gli esperti affermano però che il Madagscar ha già perso il 90% delle sue foreste originarie e con essa le specie che vi vivevano.
“La deforestazione e la frammentazione degli habitat purtroppo continuano, prosegue Nanie, così come l'erosione e la distruzione delle barriere coralline, lasciando le comunità locali più vulnerabili che mai. La siccità costringe le persone ad abbandonare i loro campi e spostarsi verso l'oceano, dove vengono praticati metodi di pesca non sostenibili, provocando così un effetto domino, sulle specie ittiche, che quindi  diminuiscono ancora più velocemente”.

Anche l’instabilità politica provoca ripercussioni negative sugli ambienti e sulla biodiversità del Madagascar. In seguito a un colpo di stato nel marzo 2009 e alle successive agitazioni politiche, le foreste pluviali del Madagascar sono state saccheggiate per impadronirsi di legname pregiati, in particolare palissandro. Le motoseghe o anche semplici scure e accette si sono abbattute su decine di migliaia di ettari di foresta, tra cui quelle nelle isole della biodiversità tutelate da diversi parchi nazionali come quelli di Marojejy, e Makira Mananara.
Le attività di disboscamento ha comportato il sorgere di attività commerciali connesse alla carne di animali selvatici. Alcuni ristoranti nel nord del Madagascar hanno proposto ricette con carne di lemure, all’equivalente di 3 euro a piatto. L'instabilità politica e il crescente tasso di criminalità a seguito dell’aumento della povertà, ha avuto pesanti ripercussioni sull'industria del turismo, una volta fiorente, una delle poche possibilità di sostentamento per le persone intorno a parchi nazionali.

Preservare la ricchezza.. di Biodiversità

madagascar3La ricchezza del Magascar è purtroppo, al momento, concentrata unicamente nella sua biodiversità. Le attività produttive sono limitate a una agricoltura di sussistenza e alla produzione di oggetti di artiginato e l’isola, secondo l’ONU, è il 35° paese più povero del Pianeta, con l’80% della popolazione (complessivamente 22 milioni di abitanti con una densità media di poco superiore a 22 abitanti per kmq) che vive con meno di due dollari al giorno e la cui vita media è di poco più di 63 anni (Italia 81.77). Le condizioni sanitarie sono pessime, alla sanità pubblica è destinato circa l’1% del reddito nazionale lordo. Pochissimi bambini riescono ad andare a scuola: secondo l’UNESCO il 70% della popolazione è analfabeta. La popolazione è divisa in 18 gruppi etnici, con caratteristiche comuni, come il malagasy la lingua maggiorente parlata sull’isola, derivanti dall’influenza indonesiana, anche se differiscono tra loro in vari aspetti del modo di vivere.
"Il WWF, afferma Nanie, lavora ogni giorno per creare una rete rappresentativa di aree protette e promuovere attività economiche sostenibili, aiutando le comunità locali e il governo nazionale ad avere e promuovere stili di vita migliori, per permettere così alle persone in Madagascar di vivere in armonia con il mondo naturale che li circonda. In questo modo cerchiamo di favorire la crescita economica e sociale e di aumentare la protezione dell’ambiente e della biodiversità dell’isola".

Una donna minuta con due occhi dolci, Razafindrafara Honorine, è uno dei volti del WWF in Madagascar. E’ un simbolo di una società che cambia, dove le donne possono avere un lavoro e responsabilità al di fuori dei confini abitativi, dove tradizionalmente si prendono cura della casa, dei figl e a cui non è permesso, talora,  di parlare, quando gli uomini sono in giro. Honorine è presidente di una COBA (una comunità di base di gestione forestale associazione) a Ambatovita, a 5 km da Ivohibe, nella foresta umida orientale nel sud est dell’isola.
"E' la presenza costante del WWF dal 1995 e il suo lavoro con le associazioni femminili che lentamente hanno cambiato la mentalità della gente", afferma Honorine. Il WWF sta sostenendo il lavoro suo e quello della sua comunità, organizzando attività formative sull’apicoltura, l’allevamento ittico, l’agricoltura. Nel 2010 i locali hanno piantato con il WWF 10.000 giovani alberi, 7.744 dei quali sono sopravvissuti. La foresta sta ritornando a Ambatovita. “Con i nuovi progetti combatteremo l’analfabetismo a Ambatovita e nei suoi dintorni, sottolinea Edmond Salomon Rasolondraibe, animatore locale di comunità del WWF. Molto semplicemente stiamo insegnando agli agricoltori a leggere correttamente la bilancia e a fare semplici operazioni matematiche, in modo da non essere raggirati quando si tratta di vendere il raccolto. Continuereomo poi a lavorare per creare nuove associazioni per le donne, dal momento che hanno dato prova di prendersi cura dei futuro dei loro figli molto meglio degli uomini”. Anche un viaggio di turismo responsabile può avere positive ripercussioni sulle persone e sulla natura del Madagascar!

 

Roberto Furlani

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Roberto Furlani

Triestino di nascita e milanese di adozione, è responsabile dell'Ufficio Turismo, dopo un passato di ittiologo d'acqua dolce e di educatore ambientale. Le sue principali passioni sono la famiglia, la scrittura (è giornalista) e la lettura. Ama tutti gli sport legati alla natura, in particolare viaggi e escursioni a piedi, in bicicletta e sott'acqua e la genuinità dei prodotti locali... vini compresi, ovviamente!

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