Il rosso della pietra, il bianco delle case, la Giordania esplode negli occhi con forza inaspettata ed una solare tranquillità. Il respiro si mischia alle genti antiche e presenti ed alle loro culture che su questo suolo si sono avvicendate, arricchendolo di una incredibile serie di maestose testimonianze che pochi altri posti al mondo possono vantare. Arabi, Nabatei, Greci, Romani, Palestinesi, Ebrei, Bizantini, Crociati, fino all’ascesa dell’islamismo, tutti hanno lasciato una traccia del loro passaggio.
La visita parte da Amman, la capitale; appoggiate su sette colli le case bianchissime sembrano una grande onda bianca. La miscela di contrasti è immediatamente evidente, dall'architettura di case antiche ai moderni palazzi, dalle piccole case da tè ai negozi per lo shopping più turistico. La Cittadella è il cuore della città antica, espone il tempio di Ercole ed un anfiteatro romano molto ben conservato da 500 posti.
Il contatto con i profumi ed i rumori, i suoni ed i colori giordani si accentua lasciata la città verso quelli che sono i veri e propri tesori che questa striscia di terra dalla storia così densa ha da offrire.
A nord della capitale troviamo Jerash, detta anche la “Pompei d’Oriente”, a cinquanta chilometri circa a nord di Amman. Sito archeologico ottimamente conservato, era una delle principali città provinciali dell'Impero Romano in Medio Oriente; qui è possibile respirare il profumo della storia, perdendosi nel cardo, nel teatro o nell'ippodromo. La città rivive l'antico splendore durante il Jerash Festival, in luglio, una manifestazione di cultura, musica, danza e poesia del mondo arabo con una lunga serie di spettacoli serali e un fastoso mercato di artigianato.
Spingendosi a sud di Amman ci si può riposare sulle sponde del Mar Morto, Al-Bahr al Mayit in arabo, è in realtà un lago, nonché il punto più basso del pianeta: 400 metri circa sotto il livello del mare, un dato che a pensarlo lascia di sasso. L’atmosfera è intrisa di iodio, la risacca si infrange contro la salinità della riva. Il sole è cocente e brillante, inaridisce la pelle e secca la gola. Il paesaggio è affascinante e, al tempo stesso, desolante. Lo scenario naturale è suggestivo e unico al mondo: il celeste delle acque, le piscine di fanghi scuri e al tempo stesso l'impossibilità per la vita di crescere nonostante l'abbondanza delle acque. La salinità infatti è circa dieci volte quella del mare: l'evaporazione fortissima accentua questo fenomeno, col sale che ricade e rende bianche le spiagge e sembra far crepitare le onde che lo depositano sulla spiaggia. Queste peculiarità rendono speciale un bagno nelle sue acque: in queste acque si galleggia. Leggeri, rilassati. E’ vero. Il peso del corpo scompare, qualunque esso sia. Si prova a nuotare, ma è impossibile. Si torna sepre a galla, niente affonda. Ogni sforzo è inutile. Le gambe non riescono a restare sott’acqua, la schiena nemmeno. L’acqua è oleosa, morbida, fluida, persino compatta e calda. Molto calda. E' un'esperienza che non ha eguali.
Scendendo ancora sud si arriva a Petra. Petra (roccia, in greco), cui parole e immagini non riescono a rendere giustizia. Ed anche la definizione di Patrimonio dell'umanità, sancito dall'UNESCO, va stretta.
Petra è il più bel luogo della terra. Non per le sue rovine, ma per i colori delle sue rocce, tutte rosse e nere con strisce verdi e azzurre, quasi dei piccoli corrugamenti, e per le forme delle sue pietre e guglie. E’ larga appena quanto basta per far passare un cammello. Ne ho letto una serie infinita di descrizioni, ma queste non riescono assolutamente a darne un’idea. Quindi tu non saprai mai che cosa sia Petra in realtà, a meno che non ci venga di persona
E’ la descrizione che ne fa Thomas E. Lawrence, ovvero Lawrence d’Arabia, agente segreto inglese, archeologo e scrittore alleato degli arabi nei primi decenni del Novecento, che quei luoghi li conosceva bene. Camminando nel deserto di Wadi Mussa, tra le caverne e le tombe dei Nabatei, il passo rallenta e la voce si abbassa, in una istintiva sensazione sulla pelle di una unicità cui prestare tutta l'attenzione disponibile. I Nabatei, nomadi, predoni, mercanti. Scambiarono oro con ferro e porpora del Mediterraneo diventando i guardiani assoluti delle vie carovaniere dirette al Mar Rosso. Tuttavia prima che con lo spazio crearono un legame col tempo. Così nacque Petra. Varcandolo il Bab el Siq inghiotte emozionati tra le pareti di roccia umide, strette e alte quasi a nascodere il sole ed il cielo azzurrissimo, una gola ritorta arrotondata dall'opera congiunta del vento e della pioggia. E' l'unica via d'accesso alla città, nota grazie all’ingegno del viaggiatore svizzero Johann Burckhardt, che nel 1812, recandosi da Damasco al Cairo, sentì parlare di una città stretta fra montagne impenetrabili, in una gola nel deserto. Grazie alla conoscenza dell’arabo, travestito da commerciante musulmano, riuscì a entrare a Petra, facendosi largo tra le oscure pareti di rossa arenaria. Lungo l’itinerario disegnò la mappa del luogo e la pubblicò, la stessa mappa che è attuale oggi. Il canyon si interrompe bruscamente in una prospettiva mozzafiato: Khazneth Firaun, il “Tesoro del Faraone” giganteggia sontuoso e perfetto, modellato nella montagna, non costruito. E’ scavato, come tutti gli altri edifici: svettanti templi, tombe regali, camere funerarie, sale da banchetto, cisterne che, nate dalla e nella pietra, creano perfette geometrie e architetture, sia a rilievo, sia disegnate nelle rocce. Tutte hanno resistito ai millenni, ai saccheggi, ai terremoti, portando fino ai giorni nostri una città che sembra arrivare direttamente dal passato. Scenario ideale per l’ambientazione di film, quali “Indiana Jones e l’ultima crociata”, realizzato, nel 1989, proprio a Petra. E' l’ingegno umano e l’arte della natura. E’ un compendio di perfezione voluto dall’uomo e dal vento, dal deserto e dalla morfologia del territorio.
Scendendo ancora verso sud lungo una strada panoramica tra vette e vallate (su uno dei monti si intravede una piccola cappella, un puntino bianco in mezzo al rosso della roccia: è la tomba di Aronne, il fratello di Mosè) si arriva al Mar Rosso: Aqaba è una vivace cittadina balneare affacciata sul golfo omonimo, di fronte a Eilat (Israele), dotata di una barriera corallina fantastica e di un'acqua da sogno.
Un altro dei tesori della Giordania è il Wadi Rum: sinuose e morbide dune di sabbia ondeggiano in un paesaggio dall’aspetto lunare, arido, baciate dal sole infuocato che spacca la terra, chilometri e chilometri di nulla dove torna con prepotenza il ricordo Lawrence d'Arabia. Palazzi, forti, stabilimenti termali, locande, caravanserragli, fattorie di varie dimensioni ed epoche si trovano proprio nel deserto a reclamare la loro esistenza. Costruiti un tempo ai margini ancora fertili del deserto stesso, oggi ne vivacizzano il paesaggio, altrimenti monotono e, a tratti, brullo. La definizione con cui sono noti questi edifici è quella di castelli del deserto, sebbene siano in pochi ad essere realmente dei palazzi reali. Alcuni tra i più noti sono Qasr Hraneh, probabile residenza di campagna utilizzata dai governatori locali per riunioni con i capi beduini. Qusayr Amra, patrimonio Unesco, stabilimento termale dall’aspetto squadrato che sfrutta, in epoche lontane, l’acqua del deserto Wadi Butm e Azraq, castello scelto da Lawrence d’Arabia come suo quartier generale.
Tutto questi siti di profondo interesse sono collegati tra loro dalla Strada dei Re, un itinerario vecchio di 5000 anni percorribile in giornata che da Amman porta a Petra, e cha ha una variante che parte dal Mar Morto: nell’antichità questa era la principale via commerciale della Transgiordania e fu teatro di molti eventi della sua storia. Nei tempi biblici si narra che Re Edom negò a Mosè il permesso di percorrerla, ed in seguito i nabatei la utilizzarono per trasportare le merci più preziose da Petra alla Siria; fu rimodernata sotto Traiano per facilitare la comunicazione con le coste del Mar Rosso e nei secoli a seguire venne utilizzata da pellegrini e crociati per visitare e difendere i luoghi sacri della zona. Durante il dominio ottomano venne poi costruita una strada più veloce che transitava lungo i territori meno impervi del deserto arrivando fino a Damasco e la Strada dei Re perse così la sua importanza.
Oltre ai luoghi da visitare citati in precedenza, questo percorso attraversa altre quattro gemme del territorio giordano. La prima che incontriamo partendo da Amman è Madaba, chiamata la ‘Città dei Mosaici’ per i reperti di epoca bizantina che custodisce. Il mosaico più celebre è conservato nella chiesa di San Giorgio e raffigura una mappa della Palestina, originariamente composta da 2 milioni di tessere di pietra colorata, lunga più di 16 metri e alta circa 6, raffigurava un territorio vastissimo, dal delta del Nilo fino al Libano. E’ un capolavoro di geografia biblica dove viene indicato il percorso per raggiungere Gerusalemme attraverso le 150 località abitate dalle 12 tribù d’Israele.
Poco più a ovest si trova il monte Nebo: è il sito più venerato della Giordania, perché è indicato nei testi biblici come il luogo della morte e della sepoltura di Mosè. 800 metri di altezza intrisi di suggestione e di un silenzio emozionanti. La vista è superba: è quella della Terra Santa, con le valli del Mar Morto che si stendono, placide, ai propri piedi, come le valli della Cisgiordania, del fiume Giordano e di Israele. Gerusalemme, infatti, dista solo poco oltre quaranta chilometri.
La terza importante tappa sulla Strada dei Re è la fortezza crociata di Al-Kerak, un’imponente roccaforte costruita nel 1142 sulla sommità di un colle, in posizione strategica per dominare i traffici commerciali nella valle sottostante. La conformazione generale e la divisione degli spazi dimostrano senza dubbio le rigide necessità militari per cui venne edificato: gallerie labirintiche e ampie camere con soffitti ad arco e pareti in pietra grezza erano destinati ad alloggiamenti e stalle, a luoghi per le esercitazioni e a rifugi durante gli attacchi. I Crociati vi si insediarono verso la metà del 1100, ma il castello è strettamente legato alla vita di Reginaldo de Chatillon, alle sue nefandezze e brutalità: spadroneggia a Karak per anni, durante i quali si racconta che uno dei suoi divertimenti è quello di gettare i prigionieri, dalle alte mura del castello, lungo il dirupo, rinchiudendo loro la testa in una cassa di legno, in modo da farli soffrire, mantenendoli vigili, prima dello schianto al suolo. Le scorrerie del signore di Karak proseguono, fino a quando il Saladino di queste terre, il condottiero e stratega curdo Salāh al-Dīn Yūsuf ibn Ayyūb, dopo lunga attesa per cogliere il momento propizio, attacca Reginaldo durante lo sposalizio di suo figlio, unico erede. ll palazzo banchetta, Karak è in festa, mentre le truppe di Reginando, da un lato, e quelle del Saladino all’altro, si affrontano mortalmente. la battaglia vede la sconfitta del perfido Reginando, decapitato per mano del suo avversario che, a quanto pare, in un gesto di clemenza risparmia i novelli sposi e gli altri nobili.
L'ultima tappa è il castello di Shobak, conosciuto all’epoca come ‘Le Krak de Montreal’, il primo dei castelli crociati ad essere edificato nel 1115, ma quanto osserviamo oggi risale in buona parte alla successiva epoca mamelucca, inclusi i torrioni e le mura. Arroccato sul fianco di una montagna, presenta un esterno imponente con un severo portale e muri di grande spessore; è in condizioni peggiori rispetto a Kerak, ma consente un’interessante visita, con la possibilità di esplorarne anche gli oscuri passaggi segreti.
La Giordania è tutto questo e molto altro ancora, nell'offerta di cibi e di pietanze speziate dal sapore intenso, nell'accoglienza delle persone e nella sorprendente profondità di questo angolo di mondo, testimone ed erede di tanti passaggi che non delude chi ha voglia di cercare ed osservare.
Lorenzo Corbani
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IL VIAGGIO
Il trekking itinerante "Sorprese Giordane"
APPROFONDIMENTI
Non solo deserti…
Situata in una posizione intermedia tra Mediterraneo, Arabia e Africa la Giordania presenta quattro principali aree che caratterizzano il suo territorio dal punto di vista climatico, geologico e topografico.
La rift valley ha un clima estremamente arido a caldo. L’influsso del Mediterraneo si fa sentire soprattutto a nord, dove le precipitazioni del sistema climatico mediterraneo sostengono una vegetazione più rigogliosa che in altre parti del paese. Della rift valley fanno parte la valle del Giordano, il Mar Morto, il Ghor meridionale, il Wadi Araba e il Golfo di Aqaba. Una dorsale di rilievi presenti nel paese da nord a sud della Giordania costituiscono le zone montane che raggiungono, in prossimità di Petra, i 1700 metri con il monti Shara. Nel nord il terreno è il più fertile del paese, mentre la steppa caratterizza la parte orentale e meridionale di questa zona.
Petra e Dana rappresentano alcuni dei paesaggi più spettacolari della Giordania, compresi in un una profonda depressione, i margini della fossa, racchiusa tra le zone montane e la fossa tettonica. Infine i deserti che occupano l’80% del territorio della Giordania, generalmente piatti, a parte il deserto del Wadi Rum, il cui paesagio è mosso da varie vette tra cui il Jebel Wmm Adani, il monte più alto della Giordania, di oltre 1800 metri.
Biodiversità
In Giordania vivono 78 specie di mammiferi, di cui due terzi sono roditori, tra cui gerbilli e merioni, (simili a criceti che vivono in tane del deserto). Tra i carnivori il lupo, la iena striata, lo sciacallo e gatti selvatici sono difficili (se non impossibili) da vedere, relativamente più facile imbattersi nelle volpi. Lo stambecco nubiano, l’orice (minacciati in particolare dalla caccia) e diverse specie di gazzella sono alcuni degli erbivori più rappresentativi. Complessivamente sono dodici le specie di mammiferi considerate minacciate a vario livello dalla UICN, (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura).
Delle 425 specie di uccelli presenti nel Paese, 300 sono migratorie, mentre 95 vivono tutto l’anno. Otto specie sono endemiche: il falco grigio, la pernice di Hey, il gracchio di Tristram, l’allocco del Butler, il garrulo arabo, la monachella del cappuccio, la bigia del Mar Rosso e il verzellino di Tristram.
Cinque le specie di anfibi e 97 quelle di rettili, di cui 55 lucertole. La più grossa di queste è il varano del deserto che raggiunge un metro e mezzo di lunghezza. Trentasette le specie di serpenti, di cui sette considerate velenose; 1700 le specie di insetti, tra cui coloratsissime farfalle.
Sono 2500 le specie di piante vascolari, l’1% della flora del Pianeta, di cui 349 conisiderate rare, 76 minacciate . Un centinaio di specie sono endemiche, (2.5% della flora della Giordania).




