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coccinella
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09-05-2012

Fotografare in viaggio: è davvero necessario?

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Letto 3754 volte - Pubblicato in WWF Nature Lifestyle

Mi è davvero necessaria questa fotografia? Che cosa perdo a farla e che cosa perdo a non farla?

Ecco, basta farsi queste domande e già la foto, quando si è in viaggio, non su ruba più ma si guadagna. Naturalmente, a costo di chiedere, di discutere, di chiarire, di donare, di "perdere tempo", preziosissimo tempo di turista in vacanza.

Elephanta native women WikipediaElephanta, un'isoletta situata di fronte al porto indiano di Bombay, in cui le grotte adibite a santuari si possono visitare in un pomeriggio. Tre donne in sari verde , rosso e oro posano pittorescamente con tre giare di bronzo sul capo. Una vera provocazione, che un nutrito gruppo di turisti inglesi saluta con una raffica di scatti.

Tutti scatti diligentemente uguali alla fotografia che troveranno poi riprodotta nel dépliant pubblicitario in distribuzione presso la reception dell'hotel Taj Mahal.

Ci sono le banche delle immagini, ci sono le cartoline, le brochure, i libri illustrati, gli archivi delle agenzie, quelli dei professionisti e quelli degli amici "patiti" della fotografia. Piccolo autoesame motivazionale: valeva la pena moltiplicare quella realtà? Era davvero necessario scattare l'ennesima foto da cartolina tridimensionale? "Tre-donne-con –tre-giare"? Infatti, il piccolo compenso elargito al trio con il fastidio e l'imbarazzo di chi paga una prestazione mercenaria camuffata (in questo caso da spaccato di vita esotica) non è il solo prezzo dell'incontro mediato dall'obiettivo. Spesso ce n'è un altro, più avvilente da pagare: il blocco della comunicazione.

Non ci crederete, ma fare due chiacchiere, anziché un clic, può essere un comportamento più utile e più civile. E può magari spengerci a riflettere sul fatto che, nel Paese, che ci ospita, con l'equivalente del prezzo di una macchina fotografica digitale un uomo si sfama per un anno e più.

"Ecco, così. No, no, fermo con quella pipa!". Un giovanotto inquadra con la sua Nikon un uomo di religione africano , appartenente alla tribù dei Tanéka. Rinculando, gambe larghe e schiena curva, il giovane turista si inerpica su un mucchietto di pietre. "Monsieur" gli fa un ragazzino toccandogli il gomito. "Che cosa c'è?" "Sta calpestando il nostro feticcio" Il sacerdote tace, lo sguardo di ghiaccio. I compagni di viaggio ne faranno il leitmotiv dello sfottò.

Ecco, come nacque la rubrica "L'uomo che viaggia" di Airone, quale debito da parte di quel giovanotto (il sottoscritto) - poi approdato alla redazione del mensile - verso quell'indulgente feticcio vudù.

Raccontateci le vostre esperienze con la fotografia durante i vostri viaggi. E’ meglio lasciare a casa la macchina fotografica e godersi il viaggio senza l’assillo di dovere riprendere tutto e vivere questa esperienza  in “diretta” (e non attraverso il mirino della cinepresa o della autofocus)? Avete anche voi qualche buffo aneddoto da raccontare, come quello di Duccio con i Tanéka?
 

Duccio Canestrini

È autore di numerosi articoli per riviste, di libri e testi per la televisione, la radio e il teatro. Conosciuto per aver introdotto, nell'ambito dell'antropologia del turismo, il concetto di Homo turisticus e di aver ideato le conferenze-spettacolo per divulgare l'antropologia al grande pubblico. Si occupa delle dinamiche del rapporto tra uomo e ambiente, di turismo responsabile e dei processi legati all'incontro interculturale.

Sito web: www.ducciocanestrini.it

5 commenti

  • Carduccio

    "fotografo"

    Carduccio Martedì 19 Giugno 2012 13:10 Link al commento
  • Carduccio

    Italo Calvino:"Basta che cominciate a dire di qualcosa: “Ah che bello, bisognerebbe proprio fotografarlo!” e già siete sul terreno di chi pensa che tutto ciò che non è fotografato è perduto". Da L'avventura di un forografo, 1955
    ;-)

    Carduccio Martedì 19 Giugno 2012 13:08 Link al commento
  • Paola

    E'vero rimani indietro per fotografare , poi una corsa e recuperi e nel frattempo la guida è andata avanti nella spiegazione. Risultato non hai capito tutto e ti arrangi con il resto del discorso, però hai fatto una bella foto. Purtroppo io preferisco riempire il rullino di paesaggi e monumenti, lasciando la gente del posto alle loro mansioni quotidiane.Pur amando la fotografia moltissimo, la trovo un'invasione della praivacy, che darebbe fastidio anche a me, al loro posto. Ciao!

    Paola Sabato 19 Maggio 2012 05:27 Link al commento
  • Il Carduccio

    Vedo che sei sulla mia stessa linea, Valentina :-) Certo non per squalificare o peggio per demonizzare la fotografia, che mi ha sempre appassionato, ma insomma ci siamo capiti, a volte è proprio una cosa compulsiva. Ai miei studenti al Campus di Lucca faccio ogni anno una presentazione spettacolo che si chiama "Scatti coatti", partendo dal bel libro si Susan Sontag Sulla fotografia (era il 1973!), per toccare poi la foto segnaletica in criminologia, fino ai trofei di viaggio, compresi "selvaggi" immortalati, animaloni e pescioni in posa con il predatore umano, ecc. Riflessioni interessanti. Ciao!

    Il Carduccio Sabato 12 Maggio 2012 16:28 Link al commento
  • Valentina

    In viaggio è così. Sopratutto nei paesi esotici. Oh sono così colorati, ci sono così tante occasioni di fotografie imperdibili. Ci sono attimi, emozioni, cose che si vedono che si vogliono immortalare, di cui non si vuole dimenticare. E insomma, una foto così quando ricapita?! Poi certo si pensa, sono rimasta indietro al gruppo per far la foto ad un uomo con turbante rosa che si sporge da una finestra con persiane verdi.. e qui quanti uomini col turbante ci sono? Sono ovunque! Perché l'ho fotografato? E questo chissà che ha pensato! Si trovano anche quelli che sperano di farci due soldi facendosi fare le foto. E ti rendi conto che quel viaggio, quell'esperienza meravigliosa dall'altro lato può essere anche una cosa fastidiosa, un ostentare del denaro che si sogna, per arrivare quasi ad una prostituzione della fotografia. Quando una donna con il cesto più grande di tre volte rispetto a lei, pieno di erbe, portato abilmente sopra la testa ti viene incontro.. tu le stai per scattare la foto e questa ti fa segno che se vuoi farle la foto la paghi. L'attimo dello scatto, del movimento della donna che cammina è perduto.. ma almeno si è salvata una certa possibilità di presa di coscienza.

    Valentina Venerdì 11 Maggio 2012 20:34 Link al commento
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